domenica 11 ottobre 2009
giovedì 30 luglio 2009
LE CASE RACCONTANO
È da questo che devi partire quando vuoi spiegare la vita che ti sei ritrovato a condurre dopo che per 40 secondi eri tu l’unica cosa ferma in un mondo che ti ballava intorno. A volte l’impressione è che gli altri conoscano meglio di te quello che tu stai vivendo. Poi invece parli con chi ha vissuto quel momento guardandolo negli occhi, vedi le case e i monumenti sventrati, senti la terra che ancora trema proprio quando avevi abbassato un attimo la guardia e capisci che fare qualcosa per la tua gente, per la tua terra, è l’unico modo che hai per sentirti ancora vivo e parte di qualcosa. Urlare le ingiustizie che tutti gli aquilani stanno subendo è l’unica via che hai per sperare di avere un futuro in un territorio che rischia di avere per sempre solo un passato.
La battaglia che i comitati cittadini hanno deciso di combattere non è una battaglia politica tesa a screditare il Governo e magari gettare fango sul suo operato, ma è una lotta per difendere il territorio da una speculazione già iniziata, un tentativo di evitare quell’invivibile sensazione di non sentirti più figlio della tua terra e delle sue montagne; è una battaglia di diritti.
La ricostruzione dell’Aquila infatti è una faccenda puramente aquilana, nel senso che solo chi vive un territorio sa qual è l’investimento migliore che su quello stesso territorio si può realizzare. È un concetto questo che va al di là delle competenze necessarie, anche se la speranza è che vengano riconosciute quelle locali. Questo è il motivo per cui i comitati cittadini nati dopo il sisma chiedono la partecipazione di tutti i cittadini aquilani per ogni singola decisione che viene presa sulla loro pelle. Gli aquilani invece, si ritrovano davanti a scelte già prese dall’alto: cemento armato dove prima era campagna, tasse da pagare a soli 6 mesi dal terremoto, il dover decidere, per chi aveva più di una casa quale riparare o la seria possibilità di restare senza un tetto per chi prima viveva in affitto. Finora le uniche cose che agli aquilani era concesso fare era dire che “va bene così”, “che non c’era altra via” oppure rientrare nella propria tenda a bestemmiare contro il mondo, a chiedersi perchè questo terremoto abbia colpito proprio loro e non qualcun altro, inteso in altro tempo o in altro luogo.
Quello che i cittadini non aquilani devono fare, è riconoscere il diritto che tutti gli italiani hanno ad una abitazione dignitosa, al lavoro e all’autodeterminazione della propria vita; in altre parole il diritto che tutti hanno a condurre una vita felice. È verso queste considerazioni che bisogna spostare l’attenzione se non si vuole cadere nel gioco politico della propaganda e della contestazione. Solo così viene alla luce che le palazzine che si stanno realizzando secondo il piano C.A.S.E., che sembrano così necessarie quando l’unica alternativa che ci hanno proposto è quella di passare il gelido inverno aquilano nelle tende, è solo un espediente per far ripartire l’industria del cemento armato delle aziende del nord Italia e cercare così di uscire dalla crisi economica. Una scelta che porterà alla creazione di nuove periferie, molto lontane dalla città, senza servizi e senza legame con il territorio, con il serio rischio della perdita di identità per i cittadini, una volta aquilani, deportati chissà dove in una provincia fatta di piccoli mondi chiusi piuttosto che di paesi.
Non si sono spenti i riflettori sulla città dopo il G8, come temevano le istituzioni locali, e non si spegneranno a lungo, anche se la luce che mandano illumina un esempio di efficienza e non la gigantesca speculazione edilizia che sta devastando l’aquilano.
Spesso ho sentito dire “ah se questa casa potesse parlare ne avrebbe di cose da raccontare…”, beh vi dico una cosa, adesso le case dell’Aquila e dei paesi tutt’intorno parlano, ma quello che raccontano non è affatto una bella storia.
Marco Sebastiani, 3e32
sabato 11 luglio 2009
NO CENTRO OLI
PESCARA. Questa mattina a Pescara, sul lungomare davanti la “Nave di Cascella” tanti cittadini abruzzesi, le Associazioni della Rete EmergenzAmbienteAbruzzo, alcuni sindaci e alcuni consiglieri delle amministrazioni locali hanno ribadito la loro netta contrarietà al progetto del governo di trasformare la regione Abruzzo in distretto petrolifero.
Un presidio per informare, raccogliere firme sulla petizione che chiede la revoca delle concessioni a terra e mare, e per dimostrare, anche con azioni creative, che «il destino della nostra regione non può essere deciso “dall'alto” senza tener conto della vocazione del territorio né tanto meno del parere della popolazione».
Due artisti di strada hanno inscenato una divertente pantomima tra una donna vestita con abito tipico abruzzese e il cane a sei zampe simbolo dell'Eni.
Circa 200 partecipanti si sono spostati poi a Piazza Salotto per scrivere “NO OIL” usando i propri corpi.
Erano presenti al presidio il sindaco di Miglianico De Marco, il vice-sindaco di Fara Filiorum Petri Simone, l'Assessore all'Ambiente di Fossacesia Natale, il consigliere regionale del PRC Acerbo, il sindaco di Pineto Monticelli, l'assessore all'ambiente di Casalbordino Galante, il consigliere della provincia di Pescara del PRC Sandro Di Minco. Il fronte del NO istituzionale più passa il tempo più si allarga: molti altri sindaci hanno aderito pur non potendo essere questa mattina fisicamente a Pescara.
Alla domanda di cosa la Regione stia facendo vista la prossima scadenza della moratoria votata l'anno scorso riguardante il Centro Oli di Ortona, il commento è stato unanime: «latitante».
Intanto, per le associazioni ambientaliste, la preoccupazione cresce per la legge nazionale in prossima discussione alla Camera dei Deputati ( già passata al Senato) la 1441-ter che di fatto esautora gli Enti Locali da qualunque decisione in materia energetica.
Per questo le Associazioni hanno preparato una lettera indirizzata ai parlamentari abruzzesi che li richiama ad esprimersi pubblicamente sul tema e a dichiarare chiaramente quali azioni, sono disposti a mettere in campo per contrastare quella che per la maggioranza dei cittadini abruzzesi è un'autentica devastazione del proprio territorio.
18/07/2009 15.32
IL TESTO DELLA LETTERA
I Comitati locali ed il movimento ambientalista hanno per primi evidenziato i pericoli derivanti dalla realizzazione del Centro Oli ad Ortona.
Da quel primo allarme, il movimento è cresciuto ed ha continuato a lavorare, evidenziando come – secondo i dati ufficiali forniti dal Ministero dello Sviluppo Economico – il territorio di 221 comuni abruzzesi su 305 sono oggi interessati dalla ricerca e dalla coltivazione di gas e petrolio (quest’ultimo “amaro”, altamente corrosivo e di bassa qualità).
Oltre il 49% dell’Abruzzo (compresi i parchi nazionali) e 5.600 kmq di mare antistante le nostre coste sono interessati da tali attività che saranno accompagnate dalla creazione di oleodotti, raffinerie (centri oli) e desolforatori in mare.
In maniera assolutamente casuale siamo così venuti a conoscenza che l’Abruzzo è destinato a diventare un distretto minerario.
Di punto in bianco, qualcuno, senza preoccuparsi minimamente di confrontarsi con la società abruzzese, ha deciso di modificare per sempre la storia e le vocazioni della nostra regione.
Purtroppo dobbiamo osservare come da parte della maggior parte di Voi non vi sia stata alcuna presa di posizione tesa, se non a contrastare, perlomeno ad illustrare e giustificare tali scelte.
Il movimento per un Abruzzo libero dal petrolio ha avviato una campagna informativa in tutte le piazze dei comuni abruzzesi anche attraverso una petizione che chiede a chiare lettere di fermare la deriva petrolifera che sembra poter investire la nostra regione.
Siamo fortemente preoccupati per il Vostro silenzio e per la poca operosità su questo tema ed è per questo che chiediamo pubblicamente le Vostre singole posizioni e le azioni concrete che avete realizzato e che intendete realizzare, affinché venga fermata quella che noi riteniamo un’autentica devastazione dell'intero territorio per i seguenti motivi:
1. L’Abruzzo è la regione verde d'Europa e le estrazioni petrolifere non sono compatibili con questa particolare e straordinaria specificità che attraverso anni di fatica e impegni economici si è voluto potenziare.
2. L’Abruzzo è una regione ricca di falde acquifere sotterranee (preziosa riserva d'acqua per noi e le generazioni future) e come voi saprete esiste una vasta bibliografia, in cui si spiega come le perforazioni per idrocarburi possano essere un potenziale e terribile rischio di inquinamento delle stesse.
3. Per la nostra regione le royalties delle attività estrattive di idrocarburi sono assolutamente insignificanti, sia sotto il profilo occupazionale che economico, mentre i danni alla salute, all’ambiente e alle attività agricole,vitivinicole e turistiche fondanti la nostra economia sarebbero devastanti, come ci insegna la vasta bibliografia sui distretti minerari italiani e stranieri, così come sarà devastante l’impatto sul patrimonio immobiliare dei singoli cittadini e degli enti nelle aree strettamente interessate.
4. L’Abruzzo, proprio per le sue caratteristiche ambientali si presta a sviluppare le fonti energetiche alternative ed investire sull’ottimizzazione e sul risparmio energetico: una scelta, peraltro, che tutti i Paesi dovranno compiere anche per rispondere agli impegni presi a livello internazionale sulla riduzione delle emissioni di gas climalteranti in atmosfera.
5. L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia nello studio inerente le ricerche petrolifere in Val D’Agri, il cui territorio è a rischio sismogenetico come il nostro, spiega chiaramente come le perforazioni legate alla ricerca ed alla coltivazione degli idrocarburi aumentino l’incidenza del suddetto rischio (R = valore X vulnerabilità X pericolosità).
Restiamo in attesa di un Vs. riscontro che crediamo un atto dovuto ai cittadini che siete stati chiamati a rappresentare.
Maria Rita D'Orsogna docente Fisica Un. Columbia Los Angeles
per la Rete EmergenzAmbienteAbruzzo
Dante Caserta Consigliere nazionale WWF
Angelo Di Matteo Presidente regionale Legambiente
FONTE NOTIZIA PRIMADINOI.IT
martedì 7 luglio 2009
NEW
VIAREGGIO E L'AQUILA UNITI NELLO STESSO DOLORE...IL 2009 UN ANNO TRAGICO PER IL NOSTRO PAESE.....IL CORDOGLIO DI NOI ABRUZZESI SI UNISCE ALLA CITTÀ DI VIAREGGIO......A QUELLE PICCOLE ANIME CHE OGGI SI UNIRANNO AI NOSTRI PICCOLI ANGELI ABRUZZESI...VOLATI VIA IL 6 APRILE ALLE 3:32
lunedì 22 giugno 2009
LA TERRA TREMA DI NUOVO
La scossa è stata avvertita anche a Roma e sulla costa abruzzese. Momenti di agitazione e paura anche negli alberghi dove gli sfollati sono usciti dalle camere e si sono riversati in strada.
Secondo altre fonti la magnitudo sarebbe di 4.4. Lo rende noto la sala situazioni del Dipartimento della Protezione civile. I comuni più vicini all'epicentro sono quelli di Pizzoli, Barete, Cagnano, Fossa Lucoli, Montereale, Ocre Scoppito Tornimparte che si trovano tutti in provincia dell'Aquila. Al Momento al Dipartimento non sono giunte segnalazioni di danni.
E' una delle scosse dello sciame sismico più importanti dallo scorso 6 aprile.
La scossa è stata avvertita distintamente anche nella Marsica dove la gente è tornata in strada. Paura anche ad Avezzano.
Anche nelle tendopoli dell'Aquila momenti di tensione e paura. Al momento non si registrano danni. Decine le chiamate ai vigili del fuoco da tutta la regione.
martedì 26 maggio 2009
incidente mortale alla raffineria dei sig.ri moratti
L'incidente alla Saras di Sarroch (gruppo Moratti), una delle più grandi d'Europa
Sardegna, tre morti in raffineria
"Hanno cercato di salvarsi a vicenda"
Dipendenti di una società che ha in appalto la manutenzione. Il cordoglio di Napolitano
CAGLIARI - Sono morti in tre nella grande raffineria Saras a Sarroch vicino a Cagliari. Il primo è caduto nel serbatoio intossicato dall'azoto; gli altri due hanno perso la vita perché volevano salvare il compagno. Dovevano pulire un serbatoio dell'impianto di desolforazione. I vapori letali non hanno lasciato scampo. Alla squadra apparteneva un quarto collega, Gianluca Fazio, intossicato anche lui, ma sopravvissuto: "Il primo ad entrare nella cisterna è stato Pierluigi Solinas, Gigi come lo chiamavamo tutti. Doveva controllare quali strumenti portare per iniziare il lavoro. Si è sentito subito male ed è cascato dentro la cisterna. Ho tirato la corda che lo legava ma non riuscivo ad estrarlo. Un operaio lì vicino ha chiamato gli altri due. Bruno - Bruno Muntoni - non ci ha pensato su ed è entrato ma i vapori hanno ucciso anche lui. Allora è toccato a Daniele Melis che ha indossato una maschera antigas e si calato nel serbatoio, ma è successo qualcosa e anche lui è morto".
Doveva essere un'operazione di routine. Era un'operazione consueta quella ordinata questo pomeriggio agli operai nella grande raffineria Saras della Sardegna. Pulire un serbatoio ma la routine si è trasformata in tragedia. I medici del 118 ma non hanno potuto che constatare il decesso in attesa del medico legale, che dovrà accertarne le cause, e del magistrato di turno cui spetterà il compito di indagare sull'incidente.
Sciopero di otto ore. I tre lavoratori erano dipendenti di una ditta esterna, la Co.me.sa. srl, 170 persone, specializzata proprio nella manutenzione di impianti industriali. Bruno Muntoni, 56 anni, sposato e padre di tre figli; Daniele Melis, 28 anni, e Pierluigi Gigi Solinas, di 27, erano di Villa San Pietro, paese a 30 chilometri da Cagliari e pochi chilometri dagli impianti della Saras. Domani la raffineria resterà chiusa: Cgil, Cisl e Uil hanno proclamato uno sciopero di otto ore.
"Rischiamo la vita per 900 euro". Già due anni fa, in quella stessa raffineria, morì un altro operaio schiacciato da un crollo di pesanti tubi. "Rischiamo la vita tutti i giorni per 900 euro al mese", denuncia un dipendente di una ditta appaltatrice a cui appartenevano i tre operai morti intossicati. "Facciamo turni massacranti e senza riposi. Non si può morire così".
"Qualcuno non ha bonificato il serbatoio". Il segretario generale della Cgil sarda, Enzo Costa, punta l'indice sulla mancata bonifica dell'impianto: "L'unica cosa certa che si può dire è che i tre operai sono stati ammazzati dal gas. Per entrare in un serbatoio come quello, servono prove di esplosività e bonifiche che forse non sono state fatte".
Raffineria tra le più grandi d'Europa. La raffineria Saras appartiene al gruppo della famiglia Moratti, è tra le più grandi d'Europa: rappresenta circa il 15% della capacità totale di raffinazione in Italia, 110 mila barili raffinati al giorno, 3.000 persone impiegate. In queste settimane gli impianti sono interessati da una serie di interventi di manutenzione programmata. La società ha espresso immediatamente il dolore e il cordoglio per l'accaduto. I fratelli Massimo e Gianmarco Moratti sono partiti subito per la Sardegna.
Il cordoglio di Napolitano. Il presidente della Repubblica ha espresso ''partecipazione e vicinanza'' ai familiari dei tre operai morti. Giorgio Napolitano, oggi a Firenze, ha avuto un contatto telefonico con il prefetto di Cagliari a cui ha chiesto informazioni sull'incidente. "Un'ennesima tragica notizia", ha detto il presidente della Camera. Partecipando al convegno ospitato a Montecitorio "Il lavoro che cambia", Gianfranco Fini ha invitato i presenti in sala a tributare un minuto di silenzio alle tre vittime.
QUESTO LO SAPPIAMO BENISSIMO L'ESPOSIZIONE ALL'H2S PROVOCA LA MORTE IMMEDIATA...MA LE NOSTRE ISTITUZIONI TACCIONO....E QUESTO Può AVVENIRE ANCHE NELLA CITTÀ DI ORTONA NELLA NOSTRA CARA ABRUZZO.....
mercoledì 6 maggio 2009
UN MESE FA'
ORE 3:32
LA TERRA' TREMO'
E FU DISGRAZIA
L'AQUILA DA CAPOLUOGO ABRUZZESE A CAPOLUOGO DEL DOLORE
297 LE VITTIME 1750 I FERITI 70MILA SFOLLATI 100 DISPERSI
PER NON DIMENTICARE
L'ABRUZZO FORTE E GENTILE TORNERÀ A VIVERE.
A L'AQUILA TORNERÀ A SORGERE IL SOLE
E SARA' IL GIORNO DEL RISVEGLIO.
FORZA ABRUZZO
giovedì 9 aprile 2009
LUTTO NAZIONALE
LUTTO NAZIONALE
ORE 11L'AQUILA - ABRUZZO
FUNERALI DI STATO PER LE VITTIME DEL TERREMOTO
mercoledì 8 aprile 2009
UN VERO DRAMMA
Continuano le ricerche degli ultimi corpi. Mancano all’appello 3 studenti schiacciati dalle macerie della Casa dello Studente. Intanto Eleonora, la ragazza di 21 anni di Rimini estratta viva sotto le macerie dopo 42 ore di agonia, è in rianimazione.
Ieri sera il suo salvataggio è parso quasi un miracolo e ha dato nuove speranze ai soccorritori che da ore stanno scavando nella provincia dell’Aquila.
Eleonora riposa in uno dei nove posti letto della Rianimazione generale, sedata e intubata per evitare ulteriori sofferenze al suo fisico già provato dalla permanenza sotto le macerie.
Le sue condizioni sono giudicate «a rischio».
Nel corso della notte ha trascorso lunghe ore in sala operatoria, fino alle 4.30: particolarmente gravi sono le condizioni della gamba destra e del braccio sinistro. Ma adesso é lì, in Rianimazione, accanto ad altri sei pazienti provenienti dal luogo del disastro e come lei soccorsi in condizioni disperate e quasi in extremis.
Eleonora nel momento del ritrovamento era incastrata in una sorta di nicchia formata dai pilastri di cemento armato che le ha consentito di sopravvivere anche alle ulteriori scosse che ci sono state dalla notte di domenica.
La ragazza era stata individuata verso le 19,30 di ieri sera, poco prima della forte scossa che ha messo di nuovo paura alla città.
«Quando l'abbiamo individuata - racconta Bruno, il vigile del fuoco che l'ha estratta - abbiamo puntellato le macerie per evitare che ci franassero addosso. Lei era cosciente e ci parlava durante tutte le operazioni di soccorso».
Sono oltre mille i feriti che sono scampati alla morte. Per un centinaio di loro, però, le condizioni vengono definite critiche.
lunedì 6 aprile 2009
EMERGENZA TERREMOTO IN ABRUZZO
PROTEZIONE CIVILE TEL 80 35 55
Per effettuare donazioni alla CRI si posso utilizzare i seguenti sistemi: - Conto Corrente Bancario C/C BANCARIO n° 218020 presso: Banca Nazionale del Lavoro-Filiale di Roma Bissolati -Tesoreria - Via San Nicola da Tolentino 67 - Roma intestato a Croce Rossa Italiana Via Toscana, 12 - 00187 Roma. Coordinate bancarie (codice IBAN) relative sono: IT66 - C010 0503 3820 0000 0218020 Causale PRO TERREMOTO ABRUZZOlunedì 23 febbraio 2009
da ABRUZZO IN MOVIMENTO
Mentre la maggior parte degli enti locali ancora fatica a prendere atto che la campagna petrolifera d’Abruzzo è cosa fatta, il nostro territorio viene continuamente preso d’assalto a suon di carte da bollo e decreti.
In una recente intervista l’Ing. Ezio Faieta, Dirigente del Servizio Attività Estrattive e Minerarie della Regione Abruzzo, ha minimizzato con queste parole il pericolo trivelle: “La mobilitazione in atto in provincia contro trivelle e piattaforme sarebbe ingiustificata, visto che a Roma non c’è alcuna concessione, nemmeno per la ricerca”.
Purtroppo per il futuro dell’Abruzzo, l’Ing. Ezio Faieta è stato immediatamente smentito dai fatti visto che a Roma un permesso di ricerca c’è: si chiama CIVITAQUANA ed interessa un’area di 615.37 kmq, spalmata tra le provincie di Teramo, Pescara e Chieti, ed interferisce con i Parchi Nazionali del «Gran Sasso-Monti della Laga» e della «Maiella».
Il permesso di cui parliamo è stato conferito il 24 luglio 2007 (con scadenza il il 24 luglio 2013) alla VEGA OIL ed alla PETROCELTIC.
L’intero procedimento amministrativo, avviato il 30 maggio 2001, si è concluso per l’appunto il 27 luglio 2007 con il decreto ministeriale di conferimento n.°83 che dà conto di tutto quanto accaduto e di tutto ciò di cui si sono rese protagoniste, in termini negativi o di disinteresse, le amministrazioni dello Stato e le strutture tecniche della Regione.
Per quanto riguarda il ruolo avuto in questa vicenda anche dall’Amministrazione Provinciale di Teramo, segnaliamo il parere n.°50 (di compatibilità parziale) espresso dalla S.U.P. nella seduta del 20 giugno 2006, nel corso della quale fu dato analogo parere anche per la più celebre “Corropoli”.
Per facilitare la lettura del decreto ministeriale di conferimento, allegato alla presente, abbiamo evidenziato in grassetto le parti più salienti che si commentano da sole in merito all’impegno dimostrato dai nostri solerti amministratori nella difesa del territorio abruzzese.
Ma non basta, mentre il “partito della camomilla” tace o al più si sforza di tranquillizzare gli abruzzesi sul rischio trivelle, l’ENI e le altre compagnie petrolifere straniere continuano a spartirsi l’Abruzzo ignorando totalmente le labili prese di posizione verbali dei politici, degli amministratori e dei funzionari regionali.
Un ulteriore brutto capitolo di questa spartizione riguarda l’Adriatico Abruzzese dove le istanze di concessione per estrarre petrolio sono diventate due. Dopo la prima, presentata dall’ENI e che interessa circa 59 kmq., ecco spuntare magicamente anche la seconda di fronte Ortona-San Vito, per mano di MEDOILGAS ITALIA, più sotto costa rispetto alla precedente e con un raggio d’azione tre volte superiore (145 kmq.).
Purtroppo quando nel giugno dello scorso anno andammo alla presentazione della MOG, da cui discende
L’istanza è stata presentata il 18 dicembre 2008 e pubblicata sul B.U.I.G. di gennaio.
Questo significa che molto presto ci saranno sottocosta le piattaforme fisse per l’estrazione di petrolio greggio e ce le terremo per decenni.
Queste piattaforme, dichiarava l’Ing. Morando durante la conferenza stampa, faranno l’attività di desolforazione in mare perché il petrolio Abruzzese (classificato API 12, un po’ meglio del bitume) è praticamente non trasportabile!
Abruzzo, 6 febbraio 2009
Firmato
Comitato Natura Verde – Presidente , Lino Olivastri
Impronte – Enrico Gagliano
Nuovo Senso Civico – Antonello Tiracchia
Si associano ai firmatari:
Abruzzo in Movimento
Abruzzo No-Triv
Abruzzo Rinnovabile
Abruzzo Sostenibile
Apocalisse Italia
Emergenza Ambiente Abruzzo
No al Centro Oli dalla California
No Centro Oli
FONTE http://abruzzo-in-movimento.blogspot.commartedì 27 gennaio 2009
Filcem Cgil:«Sul centro oli si decida obiettivamente e con dati alla mano»
ORTONA. Un appello accorato,un invito ad una più attenta, oggettiva e razionale valutazione degli effetti possibili. Si è riunita ieri l'assemblea dei lavoratori dell'Eni di Ortona, iscritti alla Cgil, comparto chimica, energia, manifattura.
Il problema è sempre quello della realizzazione del centro oli e della futura proliferazione del settore energetico-petrolifero nella nostra regione. Parte così l'ennesimo appello alla classe politica, e non solo, di affrontare il tema nella maniera «più oggettiva possibile».
L'assemblea dei lavoratori ed il sindacato hanno chiesto all'Eni il mantenimento degli accordi sottoscritti, a partire da quello più importante dell'11 settembre 2001 che ha segnato il via alla procedura per la costruzione della mini raffineria ad Ortona e che allora ebbe l'assenso di tutta la classe politica abruzzese.
Da alcuni mesi l'Eni ha dichiarato - visti i problemi sorti dalla mobilitazione dei cittadini e dalla conseguente legge regionale che ha congelato il progetto di costruzione- di smantellare tutti gli insediamenti ancora presenti nella nostra regione, non ultimo il distretto che da oltre vent'anni si trova proprio nella zona industriale di Ortona.
Questo come si è detto più volte porterebbe alla crisi dell'indotto che coinvolge numerose imprese locali oltre ad un impoverimento di quelle attività che gravitano intorno allo scalo portuale.
«E' necessario», ha detto il segretario regionale Filcem, Nicola Primavera, «che la politica abruzzese a tutti i livelli recuperi il ruolo, come si suol dire, con la "p" maiuscola, e che valuti con lucidità cosa potrebbe significare per lo sviluppo industriale della nostra regione un'eventuale decisione di disimpegno totale dell'Eni».
«Noi siamo convinti», ha aggiunto Primavera, «che tutte le nuove iniziative siano esse industriali, artigianali, agricole, turistiche, e tutte le innovazioni previste dai nuovi piani di sviluppo, in qualsiasi settore produttivo, provocano immancabilmente delle trasformazioni degli equilibri del sistema. Questo deve significare l'obbligo per chi realmente rappresenta la popolazione di chiedere garanzie e verifiche continue ed aggiornate soprattutto in materia ambientale. Non bisogna rischiare, come sta avvenendo, di porsi come un freno al progresso cercando di trovare per qualsiasi investimento ed innovazione un motivo per essere sempre contro».
Il sindacato, dunque, rinnova il suo invito a chi si sta battendo per evitare la realizzazione del centro oli di valutare con attenzione ed obiettività il danno che starebbero provocando allo sviluppo dell'intera regione.
«La presenza dell'Eni nella nostra regione rappresenta da oltre cinquant'anni un forte volano per lo sviluppo industriale», ha spiegato il segretario provinciale Filcem, Carmine Torricella, «lo testimoniano gli insediamenti di Valle Cupa di Alanno, Montalfano di Cupello, Pineto, Torrente Tona di Rotello e Santa Maria Imbaro di Lanciano, impianti che si sono sempre caratterizzati per la grande capacità tecnica ed il forte rispetto per la tutela dell'ambiente, della sicurezza e della salute dei procuratori, intorno ai quali si trovano anche i più grandi insediamenti industriali del centro sud».
L'assemblea dei lavoratori Eni ed il sindacato invitano tutte le parti «ad essere rispettosi e ad una presa di coscienza su cosa si starebbe realizzando per il sito di Ortona prima di parlare con facilità di «distruzione di un territorio» e sollecitano «un deciso intervento da parte della nuova giunta regionale per l'apertura di un serio confronto con la multinazionale che possa portare alla difesa degli insediamenti già esistenti nella regione e far sì che non si perda una seria occasione di sviluppo per la zona di Ortona, per la provincia di Chieti e per l'Abruzzo».
ABRUZZO SOSTENIBILE:«…ALLORA TRATTIAMO E PARLIAMO DI ROYALTIES E GARANZIE…»
«Il problema fondamentale e’ economico, finanziario, politico-strategico», spiega Attilio Di Mattia dell’associazione Abruzzo Sostenibile.
«Se vogliamo far diventare la regione Abruzzo una regione dedita all’estrazione se ne puo’ parlare ma poi non mi sembra giusto rimpinzare i cittadini abruzzesi con slogan ad effetto pro-turismo», spiega, «Mi viene da ridere solo a pensare che l’assessore Di Dalmazio sia ora responsabile turismo delle Regioni. Se si decide che l’Abruzzo debba avere il ruolo di regione da spremere per il “bene” dell’Italia invece che di regione dei vini e del sole, allora bisogna con “dati alla mano” parlare di royalties. Perche’ in Abruzzo sono attorno al 7% dell’estratto quando in Norvegia, Venezuela e Libia, Stato tanto amico dell’Italia le royalities sono 6 a 10 volte piu’ alte? In piu’ l’Eni se tanto tiene all’Abruzzo dovrebbe siglare un contratto a 150 anni che garantisca occupazione a 5 generazioni nonche’ utilizzare metodologie sicure di estrazione, piu’ avanzate di quelle che hanno in cantiere».
«Voglio ricordare al caro sindacalista», aggiunge Di Mattia, «che esiste una teoria economica che si chiama “dutch disease” ovvero un concetto economico che mira a spiegare la relazione che esiste tra l’estrazione di risorse naturali ed il declino in altri settori del terziario e manufatturieri, creando allo stesso tempo una de-moralizzazione. La teoria si fonda sul concetto che una crescita dei ricavi nel settore dell’estrazione de-industrializza o de-terzializza l’economia regionale rendendo gli altri settori meno competitivi ed allo stesso tempo facendo in modo che i servizi pubblici si inciuciano con gli interessi di aziende dell’estrazione. Si rifletta dunque. Ci vuole chiarezza e trasparenza per parlare obiettivamente. Cosa che è mancata in Abruzzo e continua a mancare»
Fonte notizia: primadinoi.it
E NON DICA CAZZATE DATOSI CHE L'ENI GIA DAL 2000 STA TRASFERENDO I DIPENDENTI A RAVENNA
MI AUGURO CHE ALMENO IL GOVERNO ( MA NON CREDO) SIA CONSAPEVOLE DEL DANNO CHE PUÒ' CAUSARE QUESTO CENTRO.....IN CASO CONTRARIO
VORRÀ' DIRE CHE SARA' LA FINE DI ORTONA DELLA NOSTRA REGIONE
MA SOPRATUTTO LA FINE DEL PDL.
il caro On. Remo Gaspari dice che il politico non deve essere un imprenditore.....infatti a ortona si vuole fare questo centro diciamo la verità, fa comodo ad alcuni imprenditori politici....EBBENE CARI CITTADINI ANCHE VOI SIETE IN PARTE RESPONSABILI DI QUESTO DISASTRO SE SI FARA'....AVETE VOTATO CHIODI PRESIDENTE CHE NON E MAI STATO CHIARO SUL CENTRO OLI, POI ARRIVA SILVIO E IN PIAZZA A PESCARA DICE CHE L'ABRUZZO E BELLO PER I SUOI PARCHI E NON CI SARA' NESSUN CENTRO OLI, 72 ORE DOPO LA LEGGE PASSA AL CONSIGLIO DEI MINISTRI...ABBIAMO VOTATO L'ING, FRATINO SINDACO DI ORTONA SI PENSAVA CHE ERA UNA PERSONA SERIA...ERRORE.
SPERO CHE QUESTA GIUNTA CADA PRESTO MA IN CASO CONTRARIO ALLE PRESSIME AMMINISTRATIVE COMUNALI METTEVI IN MENTE CHE IL PDL A ORTONA DEVE SPARIRE LORO HANNO FIRMATO LA FINE DELLA NOSTRA ORTONA, DELLA NOSTRA REGIONE
LA MORTE DEI VOSTRI FIGLI....
venerdì 19 dicembre 2008
martedì 16 dicembre 2008
venerdì 5 dicembre 2008
giovedì 4 dicembre 2008
mercoledì 3 dicembre 2008
CHE COSA E LA DEMOCRAZIA
| Il regime democratico ha per regola l'eguaglianza, la libertà, la fraternità. Non riconosce titoli di nobiltà, né privilegi di nascita o casta. | |
| « La vita di un popolo non consiste nel diritto di eleggere i propri rappresentanti, ma nell'invigilarli, nel dirigerli sulla via, nel trasmettere loro la propria ispirazione. Nelle piccole repubbliche antiche, il popolo era chiamato a decidere intorno le leggi proposte. Nei grandi Stati moderni, l'associazione deve supplire all'esercizio impossibile di quel diritto. L'opinione del Paese dovrebbe legalmente, normalmente rivelarsi al governo intorno a ogni cosa che tocca i più. » | |
| « Spesso abbiamo stampato la parola Democrazia. Eppure non mi stancherò di ripetere che è una parola il cui senso reale è ancora dormiente, non è ancora stato risvegliato, nonostante la risonanza delle molte furiose tempeste da cui sono provenute le sue sillabe, da penne o lingue. È una grande parola, la cui storia, suppongo, non è ancora stata scritta, perché quella storia deve ancora essere messa in atto. » | |
Il termine democrazia deriva dal greco δήμος (démos): popolo e κράτος (cràtos): potere, ed etimologicamente significa governo del popolo.
Il concetto di democrazia non è cristallizzato in una sola versione o in un'unica concreta traduzione, ma può trovare ed ha trovato la sua espressione storica in diverse espressioni ed applicazioni, tutte caratterizzate peraltro dalla ricerca di una modalità capace di dare al popolo la potestà effettiva di governare.
sabato 15 novembre 2008
lunedì 1 settembre 2008
CONCESSIONI PETROLIFERE E IL RISCHIO CENTRO OLI
Intervista a Fabrizia Arduini
Abruzzo Saudita: concessioni petrolifere e il rischio Centro Oli
INTERVISTA A FABRIZIA ARDUINI - L’Abruzzo, Regione verde d’Europa, “sta svendendo se stesso al ribasso”. Nove le concessioni petrolifere rilasciate dal ministero dell’ Ambiente tra Pineto e Termoli. Estremamente basse, tra le più basse del mondo le royalty applicate in Regione. Tra sostenitori dello sviluppo industriale e urbanistico costi quel che costi, e difensori dell’ambiente e della salute dei cittadini, l’ Abruzzo si muove insicuro in un sistema caotico di riforme e controriforme, progressi civili e paurose regressioni, aspetti d’eccellenza e oscure incursioni a sfondo economico, tese allo sfruttamento ad oltranza del territorio e dell’ Ecosistema. Fabrizia Arduini, esponente del Coordinamento per la tutela della Costa Teatina, racconta nell’ intervista che segue la storia del Centro oli di Ortona, l’impianto di estrazione petrolifera Eni che ancora disturba con fare spettrale il sonno dei residenti del posto , timorosi di svegliarsi un giorno, e vedere in attività le 14 canne fumarie dell’ impianto, definito l’anno scorso dalla stessa Regione come “Improprio, imperfetto, inadeguato”.
Fabrizia Arduini, che cosa ha spinto la Regione a concedere il proprio territorio - per altro soggetto ad intensa attività agricola - per la realizzazione di un progetto industriale esplicitamente riconosciuto come invasivo ed inquinante?
“Tutto iniziò nel 97, quando con la legge 344 la Costa Teatina venne inserita tra le “aree di reperimento prioritarie” e individuata come zona di riferimento per l’istituzione di un parco nazionale. Sono pochi i territori che possono ambire ad un simile trattamento, per cui le risorse presenti in tale zona sono da considerarsi straordinarie. Nel 2000 l’ Abruzzo cambiò Governo. L’anno successivo il Parlamento decise l’ istituzione del parco per mezzo della legge 93 sulle “Disposizioni in campo ambientale” qualche settimana prima del cambio di casacca a livello nazionale. Sempre nel 2001 la Regione si rivolse alla Corte Costituzionale facendo “ricorso per dichiarazione di incostituzionalità e, comunque, per conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato” in merito alla decisione del Governo nazionale di istituire il parco nell’ area della Costa Teatina. Rigettato nel 2002 dalla stessa Corte per “infondatezza” in relazione alla presunta illegittimità costituzionale, la cosa si risolse in un nulla di fatto, in quanto il Parco risultò “approvato” ma non “istituito” per via del mancato compimento dell’ iter necessario, dovuto al cambio di Giunta, che si guardò bene dal validare e portare a termine il processo di istituzione della riserva. Veniamo all’ Eni. Qualche anno prima nel 2000, la società iniziò il processo di ristrutturazione nazionale che comportava la riduzione dei 4 centri operativi ai 2 di Ravenna e Viggiano, smantellando parte del distretto operativo ortonese e trasferendo un gran numero di operai a Ravenna : tra esodi incentivati, procedure di mobilità e privatizzazioni, furono oltre 300 i dipendenti costretti a cambiare stile di vita. Fu a tal punto che la Giunta comunale di Ortona deliberò nel 2002 in favore della costruzione di un Pozzo di perforazione a Miglianico 2, dando parere favorevole anche all’installazione del famoso Centro Oli, un impianto di desolforazione, in parole povere una raffineria.”
Perchè l’ Eni aveva bisogno di una raffineria proprio in Abruzzo?
“Perchè il petrolio abruzzese E' molto corrosivo, denso, “viscido” per utilizzare un termine scientifico, e all’ Eni costava e costa molto meno raffinarlo in loco piuttosto che farlo viaggiare attraverso le condutture.”
Ci parli della struttura. E' davvero così pericolosa? Quali sono gli ambiti che andrebbe a deteriorare?
“Il Centro oli dell’ Eni - Una società che al momento ha 20 cause aperte per devastazione ambientale del suolo italiano – prevede 14 canne fumarie dai 20 ai 30 metri di altezza, per circa un metro e mezzo di larghezza. 4 di questi condotti dovrebbero lavorare 24 ore su 24, salvo le occasioni in cui può rendersi necessario l’utilizzo di un numero maggiore degli stessi. L’ impianto dovrebbe situarsi sulle colline di Montepulciano a ridosso di Tollo, uno dei centri nevralgici dell’economia vinicola abruzzese.Si tratta di 14 ettari di terreno, non ancora totalmente acquisiti dall' Eni per via di due contadini che si oppongono da tempo alla vendita dei propri appezzamenti. Riprendendo il filo cronologico, diversi anni dopo la delibera del Comune di Ortona in favore dell' installazione dell' impianto, venne istituita (aprile 2007) una Conferenza dei Servizi in occasione della quale Provincia, Usl e Regione avrebbero dovuto discutere l'impatto ambientale del Centro oli. Capitò qualcosa di inusuale, mentre il Coordinamento per la tutela della Costa Teatina era in attesa per l'istituzione del Parco nazionale, la Conferenza decise a favore del Centro oli con una determinazione dirigenziale(18 aprile) della Direzione Parchi Ambiente e Territorio della Regione Abruzzo, con la quale si autorizzava "per un periodo di 15 anni il rilascio in atmosfera di sostanze inquinanti nelle quantità e nelle tipologie indicate nelle tabelle con l'obbligo in capo all' Eni di controllare periodicamente il corretto funzionamento dell'impianto ....". L' assemblea si tenne a "porte chiuse" senza invitare alcuna associazione ambientalista, come in genere invece accade, e non tenendo conto della legge 18 dell' 83 che vietava espressamente di destinare ad uso diverso da quello agricolo terreni dove si produce ad alta intensità. Inizialmente la gente non capì di cosa si trattasse, pensava per lo più ad un azienda che producesse olio o altro. Fu a Tollo che le persone iniziarono a comprendere che si trattava di qualcosa di terribile, in particolare fu Carmine Rabottini della CCDD Tollo ad intuire l' enorme rischio che l' economia vinicola del posto correva, e assieme ad altri cittadini delle zone limitrofe cominciammo ad informare la gente di che cosa fosse realmente il Centro oli Eni. Fu in quel momento che nacque il Comitato Natura verde che con il WWF e più tardi Legambiente riuscì ad ottenere l'attenzione dei portatori d'interesse in contrasto con la costruzione della raffineria. In seguito anche l' Amministrazione regionale si rese conto di aver commesso un errore, ed elaborò un documento dove intimava al Comune di Ortona di non procedere alla variante del piano urbanistico, dichiarando il 25 settembre dello scorso anno, come " improprio, imperfetto e inadeguato" il procedimento attivato per la costruzione del Centro di estrazione petrolifera. Ma il Comune decise di andare avanti ugualmente facendosi forte del permesso ottenuto in sede di Conferenza dei Servizi: fu così che il centro-destra votò all' unanimità per l 'installazione dell'impianto.
Quale fu la valutazione dell' impatto ambientale ?
"In seguito al voto della Giunta si infiammarono le piazze, e la Provincia che fino ad allora aveva mostrato un atteggiamento ibrido, incaricò il Mario Negri Sud di valutare ciò che non era stato valutato da alcun ente pubblico in precedenza, e ossia l'impatto ambientale che la raffineria avrebbe avuto sul territorio teatino: venne fuori che il Centro oli era un insediamento insalubre di prima classe e di vecchia tecnologia e che l' Eni aveva sottostimato nella propria autocertificazione, di almeno 20 volte la tossicità delle sostanze emesse dall' impianto . Secondo le analisi del Mario Negri qualora l'impianto venisse costruito e attivato emetterebbe una tonnellata e mezzo al giorno di sostanze tossiche nell' atmosfera, tra le quali ben 2 kg di idrogeno solforato, una sostanza il cui livello di pericolosità si avvicina a quello del cianuro, in grado di agire sul dna umano.
Quali sono le prospettive attualmente?
sabato 23 agosto 2008
martedì 27 maggio 2008
CHI E TATONE MASSIMO

Chi e TATONE MASSIMO
Nato a Ortona l’11 febbraio del 1975
E residente in c.da Villa Torre piccolo paese di campagna di 300abitanti immerso nella natura,prima frazione di Ortona e conosciuta grazie alla presenza del santuario Madonna della libera.
Nel 1994 si avvicinò alla politica locale appoggiando ALLEANZA NAZIONALE e la candidatura del sindaco Prof. Puletti il quale rimasti in buoni rapporti.
Fino al 2004 e stato nelle linee di AN e di azione giovani, quando decide di lasciare il gruppo per motivi personali ma rimanendo sempre in buoni rapporti con il Presidente Rino Mancini e l’attuale senatore Fabrizio Di Stefano
Nel 2006 si presenta candidato al consiglio comunale con la lista civica centro democratico del Dott. Giuseppe Granata conquistando un consigliere comunale (PAOLO CIERI) e l’assessorato all’urbanistica e sanità (Dott. Giuseppe Granata)
A gennaio del 2008 presenta al comune di Ortona il progetto adsl mediante WI-FI per tutte quelle contrade ancora senza questo servizio, tuttora il progetto e in opera.
Sta per scendere di nuovo in politica con un nuovo gruppo che per il momento non citiamo.
Amante dell’arma dei carabinieri entra nel
Dell’associazione nazionale carabinieri sezione di Ortona.
Amante della natura e del suo territorio scende in campo contro il famigerato Centro Oli dopo essere entrato in contatto con persone competenti del settore e aver effettuato sue ricerche sul H2S idrogeno solforato appare turbato e allarmato sulla gravità che potrà portare sul nostro territorio.
Massimo dice che bisogna sfruttare l’energia innovatrice di cui il fotovoltaico ed eolici perché la più grande risorsa energetica e il sole ed il vento.
Uomo religioso e devotissimo a SAN. GABRIELE DELL’ADDOLORATA che ricevette una grazia nell’anno 2000.
Attualmente lavora nella croce Abruzzo come autista per i pazienti al centro emodialisi di Ortona, e svolge come secondo lavoro la professione di tecnico Hardware
Ecco i siti creati da Massimo:
http://madonnadellalibera.blogspot.com/
http://anc-ortona.blogspot.com/
http://hardwaremax.blogspot.com/
http://sicurezzabambini.blogspot.com/
http://centrodemocratico.blogspot.com/
http://dimecolapino.blogspot.com/
http://croceazzurra-ortona.blogspot.com/
Massimo Tatone:
uomo di centro destra, esponente della lista civica centro democratico,membro dell'associazione nazionale carabinieri, membro del gruppo natura verde, collaboratore del gruppo emergenza pedofili in rete,membro AIR (associazione italiana radio ascolto) ex responsabile locale di protezione civile,ex guardia giurata venatoria tutela ambientale.
Massimo Tatone è una persona su cui contare e fidarsi
CHI NON E' CON ME.....E' CONTRO DI ME
DALLA PARTE DEGLI ONESTI, DALLA PARTE DEI DEBOLI,DALLA PARTE DEL POPOLO.








